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Grotta della Vora

 

Una sosta doverosa per curiosare nell'antro sovrastante la grotta della Vora, che è la regina fra tutte le caverne che s’incontrano da Leuca a punta di Montelungo. Un piccolo anfiteatro la precede, nel fondo di questa si apre una gran porta ad arco acuto, rivestita e arrotondata dalle concrezioni calcaree. Penetrandovi si resta come intontiti ed umiliati dinnanzi a quella rotonda, più maestosa e colossale del Pantheon di Agrippa, dinnanzi a quelle volta arditissima che sale, sale su a mo di cupola conica ed è perforata da una buca circolare all’altezza di oltre 60m.”

 

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Grotta della Mannuta

 

Le Mannute si affacciano come lunghe balconate pensili di roccia rossastra una serie di cavità che ricamano la falesia con grandi fori circolari,portali quadrangolari e cupole domiformi. Le cavità, alcune  intercomunicanti  si aprono al livello del mare e a mezzacosta. 
Le stalattiti presente nella grande cupola nell’immaginazione dei pescatori appaiono come manutola “rete di tonnara” e mannute “fasci di giunco” per la raccolta di vermi da pesca stese al sole.”

 

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Grotta Ortocupo

 

Qui si apre la Baia di Ortocupo, il cui tratto costiero è frastagliato dalle quattro grotte omonime.  Una di esse si apre sopra le altre tre e sopra il livello del mare, (accessibile via terra). Anche qui, come in molte altre grotte, sono stati rinvenuti frammenti di ceramica; uno di essi era inciso con motivi geometrici e decorazioni color ocra, testimonianza che la grotta è stata abitata nel periodo Neolitico. Sul livello del mare, si aprono le altre due grotte, mentre la terza, è situata al di sotto. Si tratta di una  galleria sommersa denominata Grotta Rossa o Grotta Sifone.

 

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Faro e Santuario di Leuca

 

Il Santuario affonda le sue radici ai primordi del cristianesimo. Esso sorge là dove c’era stato il tempio dedicato alla dea Minerva del quale, entrando in Chiesa, sulla destra, si conserva un cimelio: l’ara o una parte di essa, su cui venivano offerti dai Leuchesi i sacrifici alla Dea. La tradizione vuole che a Santa Maria di Leuca sia sbarcato il Principe degli Apostoli -S. Pietro-, proveniente dall’Oriente per recarsi a Roma. Questa tradizione è avvalorata da molte testimonianze di fede. La tradizione vuole ancora, che i Leuchesi si recassero a Malta dove dimorava, per ministero, l’evangelista S. Luca e si fecero da lui dipingere la prima immagine della Madonna “la quale aveva sul seno il Bambino in piedi, col braccio destro levato in alto benedicente e da una parte S. Pietro genuflesso con in mano le chiavi e la sacra scrittura, e dall’altra S. Paolo con gli Evangeli e la spada

 

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Punta Meliso

 

Il fascinoso promontorio Japigio è conosciuto anche come il Piazzale del Santuario di Santa Maria. Per tutti, è Punta Meliso. Uno sperone roccioso che si protende verso il mare, anzi “i mari”. Infatti, tradizione vuole che Punta Meliso sia il vero punto di confine tra il Mar Mediterraneo e il Mar Adriatico. In realtà, il confine è solo teorico, poiché tutte le carte nautiche concordano sul fatto che il vero confine sia all’altezza dello stretto d’Otranto.

Resta però la certezza di un panorama degno da cartolina, dove l’aria è pulita e il cinguettio degli uccellini accompagna il tutto, facendovi sentire quasi in un sogno. Quella è la realtà di Punta Meliso. La zona, oltre le sue terrazzate contenute dai muri a secco, è importante anche per le tante scoperte archeologiche che sono state fatte nel corso del tempo. I resti rinvenuti parlano di un antico villaggio fortificato, risalente al quindicesimo o al quattordicesimo secolo avanti Cristo, che si estendeva fino alla punta del promontorio.

 

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Cascata Monumentale

 

un’opera imponente, terminata nel 1939, che vanta una lunghezza di oltre 250 metri e un dislivello di 120 metri circa, con una portata di 1.000 litri al secondo che termina direttamente nel mare. La cascata rappresenta il termine ultimo di un’opera ancora più sontuosa, quella cioè dell’Acquedotto Pugliese, la più grande infrastruttura di approvvigionamento idrico-potabile a livello europeo, costruita nel corso dei primi decenni del XX secolo e costituita da una serie di ‘tronchi’ che si diramano dai canali principali permettendo così l’approvvigionamento idrico ad oltre 300 comuni per lo più pugliesi, ma anche campani. Proprio uno di questi tronchi, il Grande Sifone Leccese, costituisce la parte finale dell’Acquedotto e, arrivando fino a Santa Maria di Leuca, va ad alimentare la cascata monumentale. Come detto, l’opera è stata ultimata durante il governo di Mussolini, il quale, per celebrare l’evento, fece portare direttamente da Roma la Colonna Romana Monolitica, situata ora alla fine della scalinata che affianca la cascata.

 

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Le tre porte 

 

É costituita da tre grandi aperture che lasciano intravedere un’immensa cavità. Sulla parete nord del vano interno alla grotta c’è un cunicolo che termina dopo circa 30 mt in un’ampia camera con stalattiti e stalagmiti. In essa chiamata la Grotta del Bambino, fu ritrovato un molare superiore sinistro di un bambino di circa 10 anni risalente all’età neandertaliana. Nel cunicolo invece sono stati ritrovati resti di rinoceronte, elefante antico e cervo.

 

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Leuca 

 

Il nome “Santa Maria di Leuca o De Finibus Terrae” non deriva da quadro rinvenuto nel sottosuolo o donato da un devoto per grazia ricevuta, ma dal luogo detto dai Greci “Leucos” (la) bianca terra ridente rischiarata dal sole, definita dai Romani “De Finibus Terrae”: cioè ai confini della terra, per indicare l’estremo limite dei “Cives” (cittadini) romani, al di là del quale cominciavano i “Provinciales” (i coloni). Oggi si tende a chiamarla anche “Madonna delle frontiere”, dal momento che dall’estremo lembo d’Italia, Maria spalanca le braccia verso Oriente per infrangerne ogni barriera e fare del mondo intero, l’unico popolo di Dio.

 

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Ortocupo
Faro
Punta Meliso
Cascata 16
tre porte
Leuca
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